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La Fondazione Lucana Antiusura, come le altre della stessa cordata, si oppone al reato d’usura con la pratica della prevenzione. Grazie ai ragguardevoli contributi dello Stato che le provengono da oltre vent’anni per l’art. 15 della Legge 108 del 1996, deposti in tre Banche convenzionate, può garantire l’erogazione di prestiti a molti richiedenti risultati meritevoli dopo uno specifico discernimento. In questa maniera restituisce all’inclusione finanziaria persone e famiglie che altrimenti potrebbero ricorrere al credito illegale.
L’attività di garanzia è preceduta da informazioni e assistenza che divengono accompagnamento e monitoraggio soprattutto nei casi di beneficiari morosi, fragili o solo disonesti.
La parola usura affiora di rado nei discorsi dei richiedenti. Di essa si ha un concetto piuttosto vago. Annoia la sua storia più che millenaria. La Legge cosiddetta antiusura sembra solo aver allertato alcuni verso possibili abusi di interesse da parte delle Banche.
Pochi in realtà sanno che per tale Legge il Ministero dell’Economia e delle Finanze decreta ogni tre mesi i TEGM, i tassi di interesse effettivi globali comprensivi di tutti gli oneri accessori, escluse le imposte, dei quali i soggetti creditizi devono tener conto per determinare le soglie al di là delle quali gli interessi sono usurari e perseguibili penalmente.
Dal 2001 i tassi “soglia” vengono calcolati aumentando i TEGM di ¼ cui si aggiunge un margine di 4 punti. Comunque la differenza tra i TEGM e i tassi soglia non può essere superiore a 8 punti.
La sottovalutazione della varietà dei TEGM e dei conseguenti tassi “soglia” rovina il popolo sventato delle finanziarie in specie del credito revolving che sono insediati fra Banche e usura e appollaiati giusto sotto i tetti dei tassi “soglia”.
In Italia si sostiene da più parti che l’usura sia un fenomeno molto vasto. L’associazione SOS della Confesercenti qualche anno fa stimava che fossero in circolazione 40.000 usurai. Si arguisce che la perdurante crisi non possa che incattivirli.
Purtroppo da nessun studioso e da nessun osservatorio giungono apprezzabili lumi sul problema. Pur recando in pugno numerosi indicatori alla fine ci si restringe alla pura ipotesi del rischio d’usura.
La penuria delle denunce impressiona. È sempre più evidente che le Forze dell’Ordine e l’autorità giudiziaria non sanno che pesci prendere. Ci si affligge perché non si riesce a mettere le mani su dati utili a smascherare e contenere il fenomeno.
Nella nostra Fondazione non salta fuori nessun nome di usuraio. Quel paio di persone che potrebbero riferire qualcosa tacciono. Non denunceranno mai. Addirittura viene il sospetto che mentano sulla faccenda. Appuriamo povertà, indebitamento, sovraindebitamento e azzardo spesso indomabili.
La Fondazione è quel che è, generosa e fedele al suo sofferto carisma legale e cristiano, davanti alle povertà e ai precipitanti debiti dei richiedenti che la raggiungono, alle non-vie di persone e famiglie emarginate dal credito sano e in pericolo.
Con le migliori Fondazioni partecipi della Consulta Nazionale Antiusura S. Giovanni Paolo II vuole essere come una pianta di melograno che scoppia di frutti e grani di carità (adotto un’ immagine tematizzata dal poeta Andrea Zanzotto). E tuttavia non dimentichi il dovere di formare i suoi richiedenti alla giusta denuncia, come chiede lo Stato.